Il referendum sulla legge elettorale

Tutti gli italiani sanno, o almeno dovrebbero sapere, che il prossimo 21 giugno si voterà al referendum per la riforma elettorale. In effetti si è molto discusso sulle date di questo referendum e credo che così facendo in molti abbiano perso di vista il contenuto e le reali conseguenze del voto.

Darò qui di seguito qualche piccolo ragguaglio per chi non è ancora informato...

Innanzitutto i quesiti referendari sono tre, suddivisi quindi in tre schede di colore diverso.

Perché sia valido il referendum, il 50% degli aventi diritto deve partecipare alla votazione. Se non si raggiunge questo “quorum”, il referendum non è considerato valido. Spesso, per motivi politici, i cittadini sono invitati dai diversi schieramenti all'astensionismo.

Per il referendum del 21 giugno, i principali partiti, quali PDL e PD, hanno invece interesse che si vada tutti a votare e stanno quindi svolgendo attività di comunicazione molto attive.

Le schede del referendum del 21 giugno 2009

Scheda Verde: se dovesse vincere il Si, il premio di maggioranza andrebbe alla lista più votata; soglia di sbarramento al 4%– Camera dei Deputati
Scheda Bianca: se dovesse vincere il Si il premio di maggioranza andrebbe alla lista più votata. Soglia di sbarramento all'8% – Senato
Scheda Rossa: se dovesse vincere il Si sarebbero abrogate le candidature multiple. Ogni candidato si potrà presentare ad una sola circoscrizione.

Cercherò di spiegare in modo semplice il significato di queste schede.

Essenzialmente i primi due quesiti, scheda verde e scheda bianca, mirano a modificare l'attuale sistema elettorale di Camera e Senato che consiste in un sistema proporzionale con premio di maggioranza attribuito alla singola lista o alla coalizione di liste che ottiene il maggior numero di voti.

Se nei primi due quesiti referendari vincessero i SI, in pratica l'Italia si avvierebbe per la strada del bipartitismo.

Cosa vuol dire?

Il premio di maggioranza sarebbe attribuito alla lista più votata, e non più alla coalizione di liste. Questa singola lista vincente otterrebbe la maggioranza dei seggi.

Ad esempio un partito unico con il 28% dei voti, avrebbe diritto alla maggioranza dei seggi del governo se il suo risultato fosse la quota massima rispetto alle altre liste.

In concomitanza, si avrebbe un innalzamento delle soglie di sbarramento: per avere diritto ad una rappresentanza in parlamento le liste dovrebbero ottenere almeno il 4% alla Camera e l'8% al Senato.

Il risultato del si al referendum è quindi la creazione, in vista delle elezioni, di liste uniche con conseguente riduzione della frammentazione dei partiti, fine dell'autonomia dei partiti minori e della possibilità di far sentire la loro voce in Parlamento.

Il terzo quesito, scheda rossa, infine mira a cancellare la possibilità per un candidato di presentare candidature in più circoscrizioni; attualmente questo è consentito e il candidato può presentarsi ovunque per poi scegliere comodamente uno dei seggi ottenuti, consentendo ai primi dei non eletti di subentrargli. Con il si a questo quesito referendario verrebbe abrogata la possibilità di candidature multiple alla Camera e al Senato.

Tra i partiti che si schierano fortemente per il No ai primi due quesiti referendari, vi sono ovviamente i piccoli e medi partiti, da Rifondazione all'Udc di Casini, che rischierebbero di scomparire assorbiti dal bipartitismo nel caso vincesse il Si.

Vi consiglio fortemente di riflettere sulla opportunità di cambiare la riforma elettorale vigente e sulle forti conseguenze che ne deriverebbero. In effetti, se da una parte l'eccesso di scontri all'interno delle coalizioni ha provocato spesso conflitti e problemi, si tratta a mio avviso di una discussione politica che dovrebbe essere alla base di qualsiasi democrazia.

Qualsiasi sia la vostra idea al riguardo comunque, è bene che scaturisca dall'informazione e dalla consapevolezza dell'atto politico che sei chiamato a svolgere con il referendum.

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